back

TERRITORIO E NATURA - CAMPANIA
Procida


Procida ieri

Procida è la più piccola delle isole del golfo di Napoli ed anche quella più preservata dall'assalto del turismo di massa. Procida, tramite l'isolotto di Vivara, che ne è parte integrante, vanta insediamenti umani, fra i più antichi documentati nella Campania, a partire dal neolitico.

Come tutta la zona flegrea a cui appartiene, anche Procida è di origine vulcanica; quelli che erano gli antichi crateri, anche se in parte erosi, sono visibili nelle insenature della Chiaiolella, del Carbonchio e del Pozzo Vecchio

La scoperta a Vivara di ceramiche micenee. ci riconduce ai greci quali primi abitatori dell'isola, mescolati ad inevitabili presenze autoctone. 

Le testimonianze di epoca romana dimostrano che Procida seguisse anche le vicende di Ischia e Capri. Onorata dai poeti e dagli storici latini Procida fu citata da Virgilio che la chiamò "alta" e da Stazio che la definì "aspera".Nel periodo del ducato bizantino l'sola era già celebre per il suo vino. 

Subì i guasti dei Visigoti di Alarico e dei Vandali di Genserico. Continue scorribande saracene che funestavano le coste campane, costrinsero gli abitanti di Miseno a rifugiarsi a Procida e il duca annise quel territorio alla giurisdizione dell'isola. Per questo motivo ancora oggi la punta di Miseno ha per nome Monte di Procida. 

Intorno al primo secolo del Mille i benedettini si stabilirono nel cenobio di S. Margherita Vecchia che sovrastava la spiaggia della Chiaiolella, dando inizio a quella grande fioritura di fede che ha alimentato la costruzione delle numerose chiese e cappelle dell'isola. 

Sul finire del regno normanno, l'isola divenne feudo della famiglia che ne prenderà il nome ed avrà in Giovanni da Procida, eroe dei Vespri Siciliani del 1282, il primo vero signore dell'isola.

L'isola passò poi ad altre signorie fino a che , nel 1734, con l'avvento di Carlo III di Borbone e del Regno delle Due Sicilie, la sua storia si fuse con quella di Napoli.


Procida oggi
Fino ad alcuni anni addietro l'isola era molto gelosa della sua "intimità", ma la crisi della marineria ha portato ormai gli interessi degli isolani verso lo sfruttamento dei flussi turistici.

L'isola vanta un folklore molto vivo: da una serie di feste marinare che si rinnovano ogni anno, alla pittoresca processione degli incappucciati che ha luogo il Venerdì Santo per celebrare solennemente il Cristo Morto. 

La festa comincia alle sette del mattino, col raduno della confraternita degli incappucciati, e poi, al suono della tromba e nel rullo cupo del tamburo, comincia la processione che durerà fino a sera, tra riti religiosi e sagra popolare. La statua del Cristo, esposta ai piedi dell'altare maggiore dell'abbazia di San Michele, viene portata in processione.